Qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio, qualcosa di rosso per augurarvi buon anno. Non è proprio una ricetta, ma un piccolo esperimento che ci ha dato soddisfazione negli ultimi mesi, salvandoci dalla voglia di dolci e da più di una barretta di cioccolato. Ideale per disintossicarsi dopo capodanno!
Mele al forno alla crema di mandorle
Ingredienti per 4 persone
4 mele rosse di grandi dimensioni (meglio se mele morgan)
8 cucchiai di farina di mandorle
3 cucchiai di sciroppo d'acero
2 cucchiaini di cannella in polvere
acqua quanto basta
4 mandorle intere per guarnire
Ideali per questa ricetta sono le mele morgan, una varietà da cuocere
che viene usata per le mele caramellate vendute nelle fiere e che al forno tiene molto bene la cottura, mantenendo la sua forma.
Preriscaldate il forno a 180 gradi. Lavate le mele e togliete il torsolo con l'apposito attrezzo. Quindi disponetele in una pirofila coperta di carta da forno.
In una ciotola mischiate 6 cucchiai di farina di mandorle con lo sciroppo d'acero e la cannella. Dovreste ottenere un composto piuttosto solido. Va allungato con l'acqua, versata un cucchiaio alla volta, fino a ottenere una crema abbastanza densa.
Con la crema di mandorle riempite il foro delle mele, lasciando un ciuffetto di crema all'esterno. Cospargete ciascuna mela con mezzo cucchiaio della rimanente farina di mandorle e appoggiatevi sopra, a mo' di cappellino, una mandorla per decorare. Cuocete per 25-30 minuti o finchè le vostre mele sono morbide. Ogni forno è diverso e molto dipende anche dal tipo di mela che usate: ogni tanto quindi fate una prova con lo stuzzicadente per verificare il grado di cottura.
Ultime dal tupi:
Babbo Natale è finalmente arrivato! Con due sacchi di regali, scalpiccìo di renne e clangore di campanacci. Non sapeva bene dove andare, visto che, causa malanni di stagione, abbiamo cambiato case e programmi in maniera piuttosto repentina. Per fortuna non si formalizza, anche perché lo chiamiamo al telefono piuttosto spesso dal mese di settembre. E conosce proprio bene i gusti del tupi, sapete? E' riuscito persino a portargli regali che non aveva chiesto con la bocca!
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venerdì 28 dicembre 2012
venerdì 26 novembre 2010
Minestrone ai tre cereali
(ovvero Ma tu vuoi bene alla mamy?)
Dottore, ha preparato i ferri pediatrici? E la mamma non ti accompagna giù? Su, coraggio, che poi ti mangi un bel gelato. Il maritozzo incassa, abbozza un sorriso e se ne va col suo pareo verde da sala operatoria.
Durante il primo anno di asilo del tupi tutti i virus erano i nostri. Ricordo ancora con tetro orrore il capodanno 2009 quando, cestinati causa disastrosa influenza i nostri propositi vacanzieri, mi son trovata a comprare un pandoro industriale alle 18:30 del 31 gennaio e a metter su l'acqua per un bel riso in bianco.
Il nuovo anno ha visto le tonsille del consorte passare dalla sconfitta di Caporetto alla disfatta di Waterloo finchè, toccata quota 5 tonsilliti dico 5 con il loro bravo accompagnamento di antibiotico, il maritozzo non ha deciso di darci un taglio netto.
Ma ora eccoci qua, passato tutto da un mesetto abbondante. Noi adulti si è mediamente in forma, mentre il tupi, tosse a parte, è strepitoso e incontenibile. E ha cominciato a rispondere sì quando gli chiedo Ma tu vuoi bene alla mamy? Son melensa, lo so. Tutto è cominciato quando l'ho visto baciare una biondina alta come una trottola, ma con due occhi azzurri che fra non molto potrà far di un uomo ciò che vuole. Ho inaugurato il cantiere accanto alla torre di Raperonzolo. Chi viene a darmi una mano?
Minestrone ai tre cereali

Ingredienti per un bel pentolone (8 porzioni abbondanti)
3-4 topinambur
1 zucchina media
1 carota
3 etti di zucca mondata
1 piccolo broccolo
3 etti di fagioli borlotti freschi o surgelati
1 scalogno
1 spicchio d'aglio
3 cm di alga kombu
1 piccolo gambo di sedano
2 litri e mezzo d'acqua
2 cucchiai di salsa di soya
2 cucchiai di orzo perlato
2 cucchiai di farro perlato
2 cucchiai di riso rosa marchetti semilavorato
Lavare, mondare e tagliare le verdure in tocchetti delle dimensioni desiderate (a noi piacciono le dadolate piccolette). Mettere tutte le verdure in una pentola capiente insieme all'acqua e portare a ebollizione. Se usate la salsa di soya non aggiungete sale, se non appena prima di servire. Fate bollire il minestrone per 30-40 minuri, aggiungete i cereali e fate bollire nuovamente a fuoco medio basso per un'altra mezzora abbondante.
Se necessario aggiungete gradatamente dell'acqua quando il monestrone vi sembra troppo asciutto. Servire con una spolverata di parmigiano (o germe di grano e lievito di birra) e del buon olio extravergine di oliva. Un minestrone facile facile che ci siamo mangiati per un paio di giorni. Se avete usato i fagioli freschi potete surgelarlo per le emergenze.
Durante il primo anno di asilo del tupi tutti i virus erano i nostri. Ricordo ancora con tetro orrore il capodanno 2009 quando, cestinati causa disastrosa influenza i nostri propositi vacanzieri, mi son trovata a comprare un pandoro industriale alle 18:30 del 31 gennaio e a metter su l'acqua per un bel riso in bianco.
Il nuovo anno ha visto le tonsille del consorte passare dalla sconfitta di Caporetto alla disfatta di Waterloo finchè, toccata quota 5 tonsilliti dico 5 con il loro bravo accompagnamento di antibiotico, il maritozzo non ha deciso di darci un taglio netto.
Ma ora eccoci qua, passato tutto da un mesetto abbondante. Noi adulti si è mediamente in forma, mentre il tupi, tosse a parte, è strepitoso e incontenibile. E ha cominciato a rispondere sì quando gli chiedo Ma tu vuoi bene alla mamy? Son melensa, lo so. Tutto è cominciato quando l'ho visto baciare una biondina alta come una trottola, ma con due occhi azzurri che fra non molto potrà far di un uomo ciò che vuole. Ho inaugurato il cantiere accanto alla torre di Raperonzolo. Chi viene a darmi una mano?
Minestrone ai tre cereali
Ingredienti per un bel pentolone (8 porzioni abbondanti)
3-4 topinambur
1 zucchina media
1 carota
3 etti di zucca mondata
1 piccolo broccolo
3 etti di fagioli borlotti freschi o surgelati
1 scalogno
1 spicchio d'aglio
3 cm di alga kombu
1 piccolo gambo di sedano
2 litri e mezzo d'acqua
2 cucchiai di salsa di soya
2 cucchiai di orzo perlato
2 cucchiai di farro perlato
2 cucchiai di riso rosa marchetti semilavorato
Lavare, mondare e tagliare le verdure in tocchetti delle dimensioni desiderate (a noi piacciono le dadolate piccolette). Mettere tutte le verdure in una pentola capiente insieme all'acqua e portare a ebollizione. Se usate la salsa di soya non aggiungete sale, se non appena prima di servire. Fate bollire il minestrone per 30-40 minuri, aggiungete i cereali e fate bollire nuovamente a fuoco medio basso per un'altra mezzora abbondante.
Se necessario aggiungete gradatamente dell'acqua quando il monestrone vi sembra troppo asciutto. Servire con una spolverata di parmigiano (o germe di grano e lievito di birra) e del buon olio extravergine di oliva. Un minestrone facile facile che ci siamo mangiati per un paio di giorni. Se avete usato i fagioli freschi potete surgelarlo per le emergenze.
mercoledì 18 agosto 2010
Insalata di fagioli di Spagna e alghe arame
Qual è il colore delle coccole? Il tupilotto non ha esitato a rispondere spavaldo: blu (da pronunciarsi con U lunga perchè così esige la fonologia del tupilottese). Entrambe queste parole, coccole e blu, sono le più usate in questi giorni.Il gene coccoloso non lo ha preso dalla sottoscritta. E se lo ricorda bene un certo moroso che ha cercato di chiamarmi cucciolotta. Io poi da bambina ero peggio della peste bubbonica (leggete qui se non ci credete). Perciò me lo coccolo sempre con un certo stupore quando si rannicchia nella mia spalla con il suo tipico incastro di pollici (uno in bocca e l'altro inserito nel palmo della mano sinistra).
Il blu va per la maggiore ovunque. La nostra vita è piena di bimbi blu, di gatti blu, che tra l'altro esistono davvero, e di persone vestite di blu. Alcune ci salutano per strada quando le indica dicendo Blu! Blu!
Oggi vi lascio questa ricetta:
Insalata di fagioli di Spagna e alghe arame

Ingredienti per quattro persone
fagioli bianchi di Spagna secchi: 200 grammi
alghe arame: 10 gr
alga kombu: 3 cm
capperi: 1 cucchiaio
prezzemolo a piacere
sale marino integrale qb
pepe
olio extravergine di oliva
aceto
Mettete in ammollo i fagioli bianche li sera prima di cucinarli insieme all'alga kombu. Il giorno dopo cuoceteli finché non sono morbidi in abbondante acqua non salata insieme all'alga kombu. Con una pentola normale occorre circa un'ora e mezza, ma dipende dalla grandezza dei fagioli, quindi bisogna controllare oggni tanto il grado di morbidezza raggiunto. Solo a fine cottura aggiungere il sale. Scolare e togliere la kombu. Potrà essere tagliata e unita all'insalata oppure conservata per l'ammollo di altri legumi. La si può infatti utilizzare per due volte.
Preparate quindi le arame. Se ne possono fare anche un po' di più, da conservare per altri piatti. La dose giornaliera è di due forchettate di alghe cotte a persona per un massimo di quattro volte la settimana.
Mettete perciò la dose che desiderate in una piccola pentola e coprite appena di acqua. Lasciate riposare per 10 minuti. Mettete la pentola sul fuoco, portate a ebolizzione e abbassate la fiamma. Lasciate cuocere a fuoco lento fino a completo esaurimento dell'acqua. Ci vorrà circa un quarto d'ora.
Ai fagioli scolati unite 8 forchettate di arame cotte, i capperi e il prezzemolo tritato. Condite a piacere con olio e aceto, sale e pepe.
Questo piatto ha ottenuto l'imprimatur dal tupilotto. Perciò buon appetito!
giovedì 1 aprile 2010
Rosa Marchetti alla crema di zucca e noci

Rosa Marchetti è un nome che mi ricorda la mia infanzia. Da piccola mi stupivo sempre quando sentivo questo nome di donna per una qualità di riso e mi perdevo a immaginare il motivo di questa scelta. Parlando con mio padre, nato in mezzo alle risaie (e non è un modo di dire), ho scoperto che durante la mia infanzia questa varietà di riso era ancora coltivata. Ora invece è sparita quasi del tutto, tenuta in vita solo da una manciata di risicoltori appassionati, come le Cascine Orsine, dove vado spesso e dove sono tornata in occasione del porte aperte organizzato una decina di giorni fa.
Per i dettagli della giornata, una botta di vita prima della clausura da varicella tupilottesca, vi rimando a lei, che ne ha fatto un bel post e per altre ricette con questo riso vi consiglio di farvi un giretto qui, qui e qui.
Ingredienti per 4 persone
Ricetta molto semplice e forse poco degna di questo nome, volutamente vegana e comunque molto gradita dal tupi che ha fatto il bis.
Riso Rosa Marchetti semilavorato 350 gr
Acqua 700 cl
tekka 2 cucchiaini (opzionale)
zucca pulita 500 gr
noci sgusciate 120 gr
lievito di birra in scaglie 3 cucchiai
olio extravergine di oliva 3 cucchiai
sale e noce moscata a piacere
Per prima cosa preparate la zucca già mondata. Mentre la fate cuocere al vapore finché non si è ammorbidita, mettete il riso in una pentola con l'acqua fredda e cuocetelo a fuoco basso finché tutta l'acqua non sarà stata assorbita. Visto che ci va almeno una mezzora potete anche prepararlo in anticipo e poi conservarlo in frigorifero. Una volta pronto aggiungeteci i due cucchiaini di tekka e due cucchiai d'olio. Frullate la zucca e aggiungetevi le noci sbriciolate, regolando di sale e noce moscata. Formate delle palline, adagiatele in una pirofila e copritele con la zucca e le noci. Spolverate con il lievito di birra, cospargete con l'ultimo cucchiaio d'olio e infornate a 200 gradi o con il grill finché la superficie non sarà gratinata.
Buona Pasqua a tutti!
E se non sapete cosa fare andate a fare un giro alle Cascine Orsine e al loro spaccio. Se invece non avete tempo, ma vi ho incuriositi cercate il loro riso da Naturasì o il loro formaggio all'Esselunga (primosale nello scaffale dei confezionati che lo vedono in pochi...). La pubblicità quando ci vuole ci vuole...
venerdì 13 novembre 2009
Crocchette dei tre moschettieri
(ovvero a casa col Tupi homino erectus)
Domenica ho proposto al tupilotto questo piattino con le crocchette di miglio e tofu di Ricette da favola di Michela De Petris, accompagnate da zucca all'uvetta.

Ebbene... non le ha mangiate! Ho subito capito che qualcosa non andava e infatti è arrivata la febbre. Influenza porcella insomma. E scusate, ma chiamarla suina non mi riesce e visto che se l'è presa col mio porcellino che si prenda il nome che merita. Così questa settimana siamo qui fra termometri e fazzoletti, anche se per fortuna ho avuto un piccolo grande momento tutto mio che spero di potervi raccontare presto.
Il tupi è ormai un homino erectus da mercoledì 4 novembre, quando ha deciso di muovere i primi passi con due giochini in mano. E mentre ricadeva sul tappeto con il suo sederotto imbottito the pride mom se lo guardava al settimo cielo. Dopo una settimana di training l'equilibrio è quasi perfetto, anche se spero traballi ancora un po' perchè è troppo buffo vederselo arrivare in cucina con le braccine in alto come gli equilibristi e la linguetta di fuori per lo sforzo e la concentrazione.
Prima di passare alla ricetta volevo infine ringraziare Chiara Nocentini per avermi assegnato questo premio, che offro a mia volta a tutti i blog dei miei sostenitori che vorrei avere il tempo di visitare più spesso.

Crocchette dei tre moschettieri (crocchette di tofu e miglio)
Rispetto alla ricetta originale ho fatto qualche piccola variazione per assecondare i nostri gusti.
Ingredienti per 4 persone
200 gr di miglio decorticato
1 cipolla bionda
100 gr di tofu
3 cucchiai di farina integrale
prezzemolo
1 C di semi di papavero
sale integrale
olio evo
Sciacquate il miglio, tostatelo brevemente e fatelo cuocere secondo le vostre abitudini, senza farlo spappolare troppo. Bastano 15-20 minuti. Per evitare di aggiungere troppa acqua e trovarmi una polenta preferisco cuocerlo come il risotto, così posso fermare la cottura quando voglio e avere una buona base non troppo liquida. Bisogna badarlo un po', ma almeno il maritozzo non mi si lamenta.
Nel frattempo tritate finemente la cipolla e fatela cuocere cinque minuti in poca acqua. La ricetta originale prevede di usarla a crudo, ma per me rimane poco cotta e non mi piace molto. Una volta pronta scolatela bene e mettetela da parte. Prendete il tofu e sbriciolatelo finemente. E' meglio usare il tofu in panetti, perchè il silk tofu, essendo morbido, rende l'impasto molto acquoso e occorre poi più farina per amalgamare. Lavate e tritate il prezzemolo, avanzandone qualche ciuffetto per guarnire.
Quando il miglio è pronto unitevi cipolla, tofu, prezzemolo, farina e sale e amalgamate bene fino ad ottenere un composto piuttosto solido. Se è troppo liquido unite ancora della farina, ma senza esagerare.
Preriscaldate il forno a 180 gradi e preparate una leccarda con della carta da forno. Formate delle piccole polpette, adagiatele sulla carta e spennellatele con poco olio evo. Infornate e lasciate cuocere 10 minuti, quindi girate le polpette e date ancora 10 minuti di cottura. Se le volete croccantine terminate con qualche minuto di grill. Impiattate, guarnite con i semi di papavero e il prezzemolo. Se le volete più gustose potete cuocerle in padella o friggerle.
Per dare la forma alle crocchette ho usato l'attrezzo che si usa per le falafel. Mi piace da morire perchè il tupilotto ha così delle polpette ergonomiche per le sue manine ed è troppo carino quando se le pappa.
(da Ricette da Favola di Michela De Petris, Editrice Novalis, pag. 82)

Ebbene... non le ha mangiate! Ho subito capito che qualcosa non andava e infatti è arrivata la febbre. Influenza porcella insomma. E scusate, ma chiamarla suina non mi riesce e visto che se l'è presa col mio porcellino che si prenda il nome che merita. Così questa settimana siamo qui fra termometri e fazzoletti, anche se per fortuna ho avuto un piccolo grande momento tutto mio che spero di potervi raccontare presto.
Il tupi è ormai un homino erectus da mercoledì 4 novembre, quando ha deciso di muovere i primi passi con due giochini in mano. E mentre ricadeva sul tappeto con il suo sederotto imbottito the pride mom se lo guardava al settimo cielo. Dopo una settimana di training l'equilibrio è quasi perfetto, anche se spero traballi ancora un po' perchè è troppo buffo vederselo arrivare in cucina con le braccine in alto come gli equilibristi e la linguetta di fuori per lo sforzo e la concentrazione.
Prima di passare alla ricetta volevo infine ringraziare Chiara Nocentini per avermi assegnato questo premio, che offro a mia volta a tutti i blog dei miei sostenitori che vorrei avere il tempo di visitare più spesso.

Crocchette dei tre moschettieri (crocchette di tofu e miglio)
Rispetto alla ricetta originale ho fatto qualche piccola variazione per assecondare i nostri gusti.
Ingredienti per 4 persone
200 gr di miglio decorticato
1 cipolla bionda
100 gr di tofu
3 cucchiai di farina integrale
prezzemolo
1 C di semi di papavero
sale integrale
olio evo
Sciacquate il miglio, tostatelo brevemente e fatelo cuocere secondo le vostre abitudini, senza farlo spappolare troppo. Bastano 15-20 minuti. Per evitare di aggiungere troppa acqua e trovarmi una polenta preferisco cuocerlo come il risotto, così posso fermare la cottura quando voglio e avere una buona base non troppo liquida. Bisogna badarlo un po', ma almeno il maritozzo non mi si lamenta.
Nel frattempo tritate finemente la cipolla e fatela cuocere cinque minuti in poca acqua. La ricetta originale prevede di usarla a crudo, ma per me rimane poco cotta e non mi piace molto. Una volta pronta scolatela bene e mettetela da parte. Prendete il tofu e sbriciolatelo finemente. E' meglio usare il tofu in panetti, perchè il silk tofu, essendo morbido, rende l'impasto molto acquoso e occorre poi più farina per amalgamare. Lavate e tritate il prezzemolo, avanzandone qualche ciuffetto per guarnire.
Quando il miglio è pronto unitevi cipolla, tofu, prezzemolo, farina e sale e amalgamate bene fino ad ottenere un composto piuttosto solido. Se è troppo liquido unite ancora della farina, ma senza esagerare.
Preriscaldate il forno a 180 gradi e preparate una leccarda con della carta da forno. Formate delle piccole polpette, adagiatele sulla carta e spennellatele con poco olio evo. Infornate e lasciate cuocere 10 minuti, quindi girate le polpette e date ancora 10 minuti di cottura. Se le volete croccantine terminate con qualche minuto di grill. Impiattate, guarnite con i semi di papavero e il prezzemolo. Se le volete più gustose potete cuocerle in padella o friggerle.
Per dare la forma alle crocchette ho usato l'attrezzo che si usa per le falafel. Mi piace da morire perchè il tupilotto ha così delle polpette ergonomiche per le sue manine ed è troppo carino quando se le pappa.
(da Ricette da Favola di Michela De Petris, Editrice Novalis, pag. 82)
lunedì 26 ottobre 2009
Curry di soia disidratata e verdure

Vegetariana sì ma mica masochista. E' quello che ho sempre pensato evitando di allungare la manina verso lo scaffale della soia disidratata perchè, diciamocelo, se uno vuol mangiare una big bubble va dal tabaccaio.
Venduta sia in bocconcini sia granulare, questo tipo di soia, ormai da tantissimi anni in commercio, è una delle proteine vegetali alternative più facili da reperire anche nelle piccole erboristerie di paese. Non è però facile cucinarla o almeno non lo è stato per me finchè non sono riuscita a estorcere la ricetta del suo curry al caro R. Et voilà, ve la fornisco e pure senza ricatti ne' tentativi di estorsione.
Ingredienti (4 porzioni da piatto unico o 6 come secondo)
2 cipolle medie
4 spicchi di aglio grandi
4 cm circa di zenzero fresco (regolatevi a occhio, deve essere un po' meno dell'aglio)
2 melanzane
2 peperoni gialli
2 carote
6 patate medio piccole
200 gr di soia disidratata in bocconcini
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
olio extravergine di oliva
sale qb
Spezie:
3 cucchiai di curry (o più a seconda dei gusti)
mezzo cucchiaio di curcuma
mezzo cucchiaio di paprika piccante o di peperoncino
mezzo cucchiaio di coriandolo secco (o una spolverata finale di coriandolo fresco)
mezzo cucchiaino di semi di cumino (10-15 semi)
3-4 foglie di alloro
Lavate e tagliate a pezzetti non troppo piccoli le melanzane, mettetele in uno scolapasta, cospargetele di sale e riponetele per una ventina di minuti sopra una pentola schiacciandole con un peso in modo che rilascino l'acqua.
Mettete a bollire l'acqua necessaria per reidratare i bocconcini di soia seguendo le istruzioni della vostra confezione (io comunque non li faccio mai bollire, ma li copro semplicemente di acqua bollente per il tempo richiesto). Una volta pronti scolateli, lasciateli raffreddare cinque minuti e poi strizzateli meglio che potete avvolgendoli in uno strofinaccio da cucina (scottano comunque, quindi se avete tempo preparateli in anticipo e lasciateli raffreddare di più). Quando i bocconcini saranno ben strizzati buttateli in una padella antiaderente con un cucchiaio d'olio e fateli tostare finché non vi sembreranno abbastanza asciutti e avranno preso un leggero colore marrone.
Nel frattempo pulite le verdure e tagliatele a pezzetti un po' più piccoli di quelli delle melanzane. Affettate abbastanza finemente le cipolle e schiacciate insieme aglio e ginger, meglio se aiutandovi con un mortaio.
In una grande padella antiaderente o in un wok fate scaldare una dozzina di cucchiai d'olio e i semi di cumino. Non appena l'olio frigge aggiungete la cipolla e fatela imbiondire. Quando l'olio frigge nnuovamente, unite il ginger e l'aglio e lasciate insaporire un paio di minuti.
Aggiungete patate, carote e peperoni e fate insaporire per cinque minuti, quindi unite tutte le erbe e le spezie e un poco di sale (non molto, è meglio regolare alla fine). Fate insaporire per altri 5 minuti ed unite quindi le melanzane, la soia e il cucchiaio di concentrato di pomodoro. Lasciate nuovamente insaporire mescolando di tanto in tanto, quindi versate tre bicchieri d'acqua, coprite e cuocete a fuoco lento per 20-30 minuti o finché le patate e i peperoni non saranno belli morbidi. Controllate di tanto in tanto e, qualora necessario, unite dell'acqua. Prima di servire regolate di sale.
Possibili varianti:
- soia, ceci e patate
- soia, patate e cavolfiore
- soia, piselli e pomodoro fresco o pelati
Buono subito, ancora meglio il giorno dopo. Nella schisceta poi tira proprio su il morale!
martedì 22 settembre 2009
Maltagliati ai ceci e arame

Deve avere qualche antenato segugio. E testardo assai assai, di quei cagnetti da caccia alla volpe che si infrattano spavaldi nelle tane. Non appena varca la soglia dell'asilo, il tupilotto subodora infatti che qualcosa non quadra. Non parliamo poi di quando vede la maestra. La tiene d'occhio meticolosamente e, non appena accenna ad avvicinarsi, tracchete, si aggrappa al maritozzo e ti guarda come dire Nun ce provà, io da qui non mi schiodo. Con calma... con pazienza... E comunque la merenda non la rifiuta mai, si dice per motivi esoterico spirituali.
A casa è più tenero del solito, a parte quando mi morde i garretti perchè vuole essere preso in braccio. Ieri sera, poi, udite udite, si è persino portato del cibo alla bocca! Per lui è una novità assoluta, visto che ancora qualche giorno fa, invece di prendere i pezzettini di prugna con le mani, ha preferito brandire un enorme cucchiaio di legno e con quello rimestare nella sua micro ciotolina. Il cibo scelto per l'esperimento era una polpetta di patata e nasello, ma, siccome prendere la mira ancora non è proprio il suo forte, il risultato finale sembrava più una gara a torte in faccia che un lauto pasto.
Ma bando alle ciance e via con i maltagliati!
Ingredienti per due persone (piatto unico)
200 gr di maltagliati
4 pomodori ben maturi
200 gr di ceci lessati
10 gr di alghe arame
1 spicchio d'aglio
3 cucchiai d'olio extra vergine di oliva
sale, pepe e peperoncino a piacere
Ricche di iodio e di molti altri importanti sali minerali, le alghe sono oggi in Occidente poco conosciute e ancor meno usate, anche se per la loro ricchezza potrebbero degnamente comparire su ogni tavola. Le arame, in particolare, come dimostra il fatto che il maritozzo sia uscito indenne dal mio esperimento, hanno un gusto delicato, adatto quindi anche a palati non abituati al sentore marino di altri tipi di alghe.
Preparate prima di tutto le arame. Mettetele a bagno per 10 minuti in una quantità d'acqua che basti per coprirla. Nel frattempo pelate i pomodori, strizzateli leggermente, tagliateli a cubetti e metteteli da parte. Sbucciate e tritate l'aglio, mettetelo insieme all'olio in una pentola antiaderente o, meglio, in un wok, in cui farete alla fine saltare i maltagliati. Fatelo soffriggere finchè non sarà dorato. Quindi unite i pomodori e lasciateli cuocere per 5 minuti. Aggiungete infine i ceci, facendo di nuovo cuocere lentamente il tutto per altri 5 minuti.
Passati i dieci minuti di ammollo, mettete le alghe insieme all'acqua in una piccola pentola e cuocetele a fuoco basso per 15-20 minuti. Saranno comunque pronte quando avranno assorbito tutto liquido di cottura (non esagerate quindi con l'acqua quando le fate ammollare). Per la preparazione delle arame ringrazio Chicca66, chef di Veganblog, per i suoi consigli.
Mentre le alghe lentamente cuocciono e il sugo è pronto e al caldo, cuocete i maltagliati secondo i loro tempi di cottura (i miei erano un regalino della nonna bis). Una volta pronti, scolateli e uniteli al sugo di pomodoro insieme alle arame. Regolate di sale, pepe e peperoncino. Saltate un paio di minuti a fuoco vivace e impiattate.
mercoledì 2 settembre 2009
Gomasio rosa ai semi di papavero

Cosa c'è di meglio per dimenticare i primi giorni di lavoro che brandire con violenza il surikogi e sbatterlo ben ben nel suribachi? Non sono impazzita, non preoccupatevi, ho solo deciso di preparare del gomasio con il tipico mortaio giapponese per consolarmi di essere tornata a lavorare dopo un anno di placida maternità. Non che il mio lavoro mi dispiaccia, anzi... ma a casa col tupilotto si stava proprio bene e io non sono tipo da annoiarsi a fare un po' la mantenuta.
Presa diretta: mentre vi scrivo il bimbetto è stato in piedi da solo per mezzo minuto! Mom's pride... E il papà qui di fianco si sta sciogliendo...
Ma torniamo a noi. Condimento tipico della cucina macrobiotica e vegetariana, il gomasio è un preparato a base di sesamo (in giapponese goma) e sale, meglio se integrale, a cui si possono aggiungere a piacere molti altri ingredienti (alghe, erbe, altri semi...). Il suo gusto ricco e le proprietà salutari ne fanno ottimo sostituto del sale. E non solo per chi deve tenere sotto controllo la pressione. Ottimo su verdure cotte o crude, unito a un filo d'olio extravergine di oliva esalta anche il piatto più semplice e dietetico a base di cereali integrali.
Le varie ricette da me consultate offrono proporzioni diverse per prepararlo, con più o meno sale. Dipende dai gusti, a ognuno trovare quella che preferisce. Io di base lo faccio così: 16 unità di sesamo e 1 unità di sale fino integrale. Poi gioco con gli altri ingredienti come ho fatto nella ricetta seguente.
Se non avete voglia di prepararlo da voi lo trovate già pronto, semplice o miscelato ad altri ingredienti, nelle erboristerie ben fornite o nei negozi di prodotti naturali. Farlo in casa è comunque più economico e permette di apprezzarne al meglio le qualità, perché andrebbe preferibilmente consumato entro 10-14 giorni dalla sua preparazione.
Ingredienti
16 cucchiai di sesamo
1 cucchiaio di sale rosa himalayano integrale fino
2 cucchiai di semi di papavero
Con queste quantità ne viene un bel barattolo. Se preferite farne meno basta usare un cucchiaino da caffè, mantenendo le stesse proporzioni (16:1) oppure raddopiando la dose (32:2).
Sciacquate velocemente il sesamo in un colino a maglie strette. Asciugatelo con uno strofinaccio o, se ne avete il tempo, lasciatelo asciugare all'aria. Una volta asciutto, ponetelo in un wok o in una buona padella antiaderente e tostatelo a secco, senza acqua nè olio, per 5 minuti a fuoco medio, continuando a girare i semi con un cucchiaio di legno per non farli attaccare. Aggiungete quindi il sale e tostate ancora 2-3 minuti, finché il sesamo non si sbriciolerà fra le dita. Non esagerate nella tostatura altrimenti i semi prenderanno uno sgradevole sapore amaro. Per terminare occorre semplicemente sbriciolare questa miscela di sesamo e sale: potete farlo con un mortaio classico, con il suribachi o, se non siete arrabbiati e avete fretta, anche con il frullatore o con il macinino da caffè. Una volta pronto, unitevi i semi di papavero e conservate il preparato in un barattolo a chiusura ermetica.
mercoledì 26 agosto 2009
Crema di lupini al profumo di menta

Legume già ampiamente usato dai Romani, oggi i lupini si intravedono quasi solo negli scartoccini da sgranocchiare passeggiando o nelle ciotoline degli aperitivi. Il loro altissimo contenuto proteico (50%, maggiore della soia), li rende tuttavia un ottimo cibo dalle molte virtù non solo per i vegetariani, ma per ogni palato. Diciamoci infatti la verità, boni son boni...
Per non mangiarli come al solito, ho pensato di farci una crema, da spalmare, per farcire piadine e panini oppure come ripieno per le verdure. Quando la preparo, ne faccio sempre in abbondanza. Dura 5-6 giorni ed è un buon pasto veloce se non si ha tempo di cucinare.
Ingredienti
Con queste dosi ne viene una bella terrina. Se ne volete meno, basta dimezzare. E' meglio prepararla in anticipo di un giorno.
500 gr di lupini da sbucciare
100 ml di birra
100 ml di acqua a temperatura ambiente
4 cucchiai di olio extra vergine di oliva
una manciata di foglie di menta piperita fresca
non aggiungere sale
Tempo di preparazione: 50 minuti
Sbucciare pazientemente i lupini (coraggio, il resto è in discesa...). Metterne metà in un buon frullatore e aggiungere la birra. Frullare fino a sbriciolarli grossolanamente e quindi aggiungere i restanti e frullare di nuovo. Rigirare il composto nel mixer con un cucchiaio e versare l'acqua. Frullare ancora a lungo fino a raggiungere una consistenza abbastanza cremosa (non viene liscissima, a meno che non abbiate un super robot da cucina). Unire l'olio e la menta e frullare ancora per qualche minuto. Solo alla fine regolare eventualmente di sale. Se possibile, lasciar riposare per 24 ore in frigorifero e servire a temperatura ambiente.
sabato 8 agosto 2009
Orzotto ai fagioli dall'occhio

Indovina indovinello, dove andrà il mio bambinello? Il tupilotto sfreccia per casa sempre più veloce e per ogni dove. Ma alla fine tutte le strade portano subito alla mamma, con arrampicata finale a manine nude alla sua gonna.
Nella sua dieta sono ormai presenti molti legumi: fagioli borlotti di stagione, ma anche fave, piselli, cannellini, lenticchie, ceci. Da oggi anche i fagioli dall'occhio, proposti come piatto unico con pastina e crema di zucca.
Mentre li cucinavo per lui, ho preparato per il maritozzo una rielaborazione di un tipico risotto della Lomellina: il risotto con i fagioli dall'occhio. La ricetta che vi propongo ha un gusto deciso, adatto al tempo piovoso dei giorni scorsi. La versione classica con il riso ha invece un gusto molto delicato; se la volete provare è sufficiente che teniate le stesse dosi per il riso e per i fagioli senza aggiungere altro. Piatto unico molto nutriente in entrambe le versioni, può essere abbinato a una seconda portata di verdure fresche, possibilmente contenenti vitamina C, un buon aiuto per fissare il ferro proveniente da cibi vegetali.
Se non avete tutti gli ingredienti non preoccupatevi, potete procedere come per un risotto classico, eliminando l'alga kombu, sostituendo al miso del dado vegetale di buona qualità e condendo con del formaggio grana.
Ingredienti per 2 persone (porzione piatto unico):
80 gr di fagioli dall'occhio secchi (in ammollo per 12 ore circa)
3 cm di alga kombu
180 gr di orzo perlato
1 cipolla bianca
2 spicchi d'aglio
2 cucchiaini di semi di finocchio
4 pomodori secchi
2 cucchiaini di lievito di birra alimentare
2 cucchiaini di germe di grano
1 cucchiaino di miso d'orzo
sale e pepe a piacere
acqua calda qb (circa 2 litri e mezzo)
Mettete a bagno i fagioli dall'occhio con l'alga kombu per circa 12 ore. L'alga kombu aiuta l'ammollo rendendo più digeribili tutti i tipi di legumi. Al momento di prepararli fate un trito molto fine con la cipolla, l'aglio, metà dell'alga kombu usata per l'ammollo, i semi di finocchio e i pomodori secchi, precedentemente sciacquati. Fate imbiondire bene la cipolla e quindi unite a questa base i fagioli dall'occhio. Coprite il tutto con acqua calda non salata fino al doppio del volume dei legumi e fate cuocere coperti a fuoco medio basso per un'oretta, aggiungendo acqua quando necessario, ma senza allungare troppo per non renderlo alla fine eccessivamente liquido. Non fate disfare i fagioli, dovranno infatti cuocere ancora con l'orzo.
Una volta pronti i fagioli, aggiungete l'orzo e fatelo tostare per 3-4 minuti, almeno finchè non abbia assorbito tutta l'acqua di cottura dei fagioli. Cominciate quindi ad aggiungere l'acqua bollente non salata. Se avete intenzione di usare il miso, non occorre aggiungere sale subito.
Versate soltanto due mestoli per volta. Girate e fate cuocere a fuoco vivo, aggiungendo altra acqua mano a mano che l'orzo la assorbe. La cottura richede circa 25-30 minuti e al termine l'orzo risulta ancora al dente e ha il pregio di non scuocere velocemente come il riso. Una volta pronto, aggiungete un cucchiano di miso d'orzo, mescolate bene e regolate eventualmente di sale. Impiattate, aggiungete un cucchiaino di lievito di birra alimentare, uno di germe di grano e una macinata di pepe a testa e servite subito.
martedì 26 maggio 2009
Tanto gentile e tanto tonda pare
(ovvero Seitan alle nocciole)

No, non è il pastone per il cane (nella fattispecie Bilù). E sì, me lo hanno già detto che ci assomiglia davvero troppo per essere appetitoso (nella fattispecie il maritozzo).
A mio favore posso però fornire la testimoniamza diretta della nonna bis che lo ha giudicato buono anche dopo diverse domande atte a verificare che non lo affermasse per pura squisitezza di piemontese stampo. E a onor del vero il maritozzo non lo ha assaggiato, ma solo sbarluccicato in foto, datosi che tupilotto and the mom sono in campagna mentre lui lavora e suda a Milano (o almeno così spero).
L'idea di questo abbinamento non è mia, ma tratta da La cucina diet_etica di Emanuela Barbero e Luciana Baroni, 2009, Sonda Edizioni. Siccome non ho il libro con me, l'ho rifatta a modo mio e con altri ingredienti perchè ricordavo a memoria solo l'abbinamento del titolo. Le autrici lo proponevano come antipasto, io me lo sono sbafato come secondo con una bella insalata verde, ma lo vedo bene anche come ripieno per verdure al forno o su delle belle bruschette.
Ingredienti per 6 ciotoline
400 gr di seitan
150 gr di nocciola tonda gentile delle Langhe tostata
una manciata di grossi capperi sotto sola
3 C di evo
il succo di un limone
sale qb
pepe qb
La preparazione è molto semplice e, se effettuata con un anticipo di qualche ora, rende il piatto più saporito. Tritate il seitan con un tritatutto e mettete da parte. Tritate quindi le nocciole, ma non troppo finemente, cosicchè rimangano dei pezzetti più grandi, visibili e croccanti.
Unite al seitan le nocciole, l'olio, i capperi interi sciacquati, il succo di limone. Salate e pepate a piacere. Se volete aggiungete le erbe aromatiche che preferite. Lasciate riposare in frigo qualche ora o anche un'intera giornata e usate come preferite.
Secondo me ci starebbe bene anche una spolveratina di qualche alga (la nori?), ma data la mia grassa ignoranza in materia e la mancanza della materia prima nella valletta petrarchesca non mi sono azzardata. Attendo fiduciosa che Lisette o Yari ripassino da queste parti per illuminarmi :-)
lunedì 11 maggio 2009
Gnocchi al pesto di aglio orsino

Giornate piene. Di sole, di rose fiorite nel giardino, di sorrisi del tupilotto e di nuove mossette. Anche di lavori domestici, ma questi non interessano molto a me e figuriamoci a voi :-). Fra qualche giorno ci spostiamo una settimana in campagna dai nonni per fare compagnia alla nonna bis che ha fatto un grosso patapumfete. Ma scriveremo spero anche da lì, visto che c'è un collegamento più veloce di quello che abbiamo ora a Milano.
Il tupi ha scoperto l'altalena in ben due versioni di sedile e pare apprezzare molto. Quindi io sono entrata nel tunnel della mamma che per ore e ore dondola il pargoletto.
Fra le altre novità l'estrema allegria post prandiale. Mentre quando ha fame il cucciolo ringhia di brutto (e chi l'ha sentito live sa che non è un modo di dire...), dopo pranzo è garrulo come un usignolo ed esprime il meglio delle proprie cordicine vocali! Ormai sta seduto bene da solo sia per terra, sia sul seggiolone sia nel box, posizionato sul balcone così prende il fresco. Last but not least una mossettina che fa con le spalle insaccandole tutte vicino al collo e avvicinando le manine con il pollice chiuso. E' troppo buffo!
Ma passiamo alla ricetta! E' un po' che staziona lì fra i prossimi post e ora è il momento giusto.
Ingredienti per 4 persone
Per gli gnocchi
1 kg di patate
250 gr di farina di frumento
100 gr di farina di riso
Per il pesto
40 gr di caprino (opzionale)
75 gr di aglio orsino
8 noci
3 cucchiai di evo
sale qb
Cominciate con il pesto, se preparato con qualche ora di anticipo è ancora più saporito. Basta frullare tutto. Oppure se non avete tupilotti esercitatevi con il mortaio. Anche la versione vegan senza formaggio è molto buona, l'ho provata aggiungendo un filo d'olio e una noce in più a testa.
Fate cuocere bene le patate (anche al vapore vengono bene). Preparate le farine in una terrina, meglio se setacciate. Con lo schiacciapatate passate le patate e unitele alla farina. Impastate fino ad ottenere un composto omogeneo e della morbidezza desiderata. Io non uso uovo e i miei gnocchi risultano belli solidi perchè altrimenti il maritozzo me li denigra, ma se vi piacciono più morbidi mettete meno farina di frumento.
Lasciate raffreddare, prendete poco impasto per volta, formate dei salamotti di pasta e tagliateli a tocchetti della grandezza desiderata. Potete tagliarli piccoli e tenerli così oppure un po' più grandi e passarli in una grattugia, su una forchetta o sull'apposito attrezzo per formare le tradizionali righe raccogli sugo.
Una volta pronti, cuoceteli in abbondante acqua salata e scolateli subito con la schiumarola man mano che tornano a galla.
Sono piaciuti anche al nonno P. che dalla notte dei tempi storce il naso ai miei esperimenti.
Aggiornamento del 12.05: se volete andare per aglio orsino fatevi un giretto da stelladisale che lo ha trovato nei boschi dalle sue parti. Ha fatto delle splendide foto alle foglie e ai fiori, un minicorso di botanica insomma. Adesso è il periodo ideale perché è fiorito e non si rischia di confonderlo con il mughetto che cotto è tossico. I fiori dell'aglio orsino invece si mettono nel pesto, rendendone più deciso il sapore.
martedì 28 aprile 2009
Aglio orsino mon amour
Complice la pioggia battente e il vento incessante, lo scorso week end tupilotto e mammà se ne sono rimasti rintanati con il maritozzo nella casetta nuova. Ben lungi dall'aver voglia di rassettare e strofinare e, figuriamoci, di aprire scatoloni, ci siamo concessi frequenti escursioni culinarie into the kitchen con risultati spazzolati via così in fretta che qualcuno è sfuggito all'obiettivo della macchina fotografica. Fra i fuggitivi il seitan marinato con tzatziki che rifarò in tempi atmosferici migliori.
Vera scoperta per il mio palato l'aglio orsino. In verità è stato un ritorno di fiamma perchè durante la visita alla cara R. in Germania eravamo stati viziati con un formaggio fresco spalmabile e odoroso di cui non riusciva a tradurmi i nomi delle erbe aromatiche.
Con l'aglio arrivatomi in biocesta ho realizzato due piatti: un'insalata saporita e gli gnocchi verdi al pesto. Quest'erbetta ci è piaciuta così tanto che voglio cercarne i bulbi. Se avete informazioni postatemele! Non è semplice da trovare, lo so, ma potete sostituirlo con dell'erba cipollina e qualche foglia di basilico. Della biocesta il tupilotto ha gradito le mele e le fave fresche nella minestra, debitamente sbucciate.
Isalata saporita all'aglio orsino
Ingredienti per 4 persone
2 grosse patate
3 carote medie
200 gr di fagiolini
150 gr di fave già sgranate
8 noci
25 gr di aglio orsino
3 cucchiai di evo
sale
pepe
Preparate con la mezzaluna un trito fine di aglio orsino e gherigli di noce, versatelo in una ciotolina, aggiungete l'olio, salate e pepate e lasciatelo riposare (se preparato in anticipo di qualche ora è ancora più buono.
Cuocete separatamente le verdure, tagliatele a tocchetti, lasciate intiepidire condite quindi con il trito di aglio orsino.
Da leccarsi i baffi! E i commensali non si stendono a vicenda perchè il gusto è più delicato di quello dell'aglio.
venerdì 6 marzo 2009
Wok di bulghur e verdure allo zafferano

Il sole continua a essere uno sconosciuto da queste parti, togliendomi anche il piacere di quell'oretta d'aria che mi rincuora. Così ho preso la pioggia per le corna e l'ho fregata aggiungendo giallo e arancione al mio pranzo, complice il brodino del tupilotto che non si mangia tutte le verdurine e in qualche modo poi me le devo usare.
Assaggio del giorno per il piccoletto: due cucchiaini di parmigiano bio nel famigerato brodino, accompagnati da qualche pezzettino di carota schiacciata che ha sempre il suo bel perché in fatto di gusto (gliela devo raccontare un po' su, non vi sembra?).
La faccia schifatissima da fine gourmet mi ha segnalato che la brodaglia non era proprio di suo gradimento, ma per sua educazione e mia fortuna non l'ha sputacchiata da tutte le parti. Qualche cucchiano se l'è pure ingollato, anche se scrollava la testa allenandosi nel NONONO.
Ingredienti per 4 persone
200 gr. di bulghur
1 porro
1 gamba di sedano
2 carote medie
1 peperone giallo
2 grossi topinambur
120 gr di piselli surgelati
1 bustina di zafferano
1 cucchiaino di timo
4 cucchiai di gomasio
5 cucchiai di olio extra vergine di oliva
sale qb
pepe qb
Pulite, lavate e tagliate tutte le verdure senza mischiarle insieme: il porro come per il soffritto, il sedano e i peperoni a striscioline sottili, carota e topinambur a dadini.
Versate il bulghur in una piccola terrina, controllate che non ci siano impurità, sciacquatelo velocemente un paio di volte aiutandovi con un colino a maglie strette e versatelo in una pentola. Fate tostare leggermente il cereale, quindi, con la terrina come unità di misura, aggiungetevi tre unità di acqua. Il bulghur va infatti cotto in acqua con un rapporto 1:3 e non va scolato dell'acqua di cottura.
Mettete il coperchio fino a che l'acqua non comincia a bollire, scoperchiate, aggiungete il sale e fate cuocere a fuoco dolce per 20-25 minuti. Quando non rimane che poca acqua, assaggiate per verificare il punto di cottura ed eventualmente aggiungetene ancora. Unite al bulghur lo zafferano e il timo e lasciatelo asciugare a fuoco dolce ancora un paio di minuti.
Mentre il bulghur cuoce, preparate le verdure. Fate soffriggere il porro con 4 cucchiai d'olio e una presa di sale. Unite quindi il topinambur e le carote e fate saltare il tutto a fuoco vivace per 5 minuti, continuando a mescolare e aggiungendo acqua solo quando necessario.
Se aggiungete troppa acqua le verdure alla fine saranno comunque buone, ma risulteranno stufate e non croccanti, come invece la cottura con il wok permette (lo faccio quando non ho tempo di curare la cottura).
Aggiungete quindi il sedano e i peperoni, cuocete nello stesso modo per altri cinque minuti, quindi unite i piselli surgelati e portate a termine la cottura per almeno altri 5-10 minuti. Il tempo di preparazione dipende dalle dimensioni delle verdure, quindi non so darvi un termine precisissimo e conviene assaggiare e regolarsi sul proprio gusto personale.
A cottura ultimata, aggiungere il bulghur, un cucchiaio d'olio e il gomasio. Mescolate per amalgamare, aggiustate di sale e pepate. Da gustare caldo o tiepido.
venerdì 20 febbraio 2009
Orzo e lenticchie rosse

Giornatina sottotono, voglia di piatto leggero e saporito, ma poca voglia di cucinare e ancora meno tempo. Sfrutto il pisolino del piccoletto per mettermi ai fornelli e ne esce questo piatto, all'insegna del mio dogma cibario preferito: Meglio banale che quattro salti in padella.
E' un piatto unico da abbinare a frutta e/o verdura cruda ricca di vitamina C per fissare meglio il ferro contenuto nelle lenticchie.
Ingredienti per quattro persone
360 gr di orzo perlato (90 gr a testa)
200 gr di lenticchie rosse (50 gr a testa, non necessitano ammollo)
1 grossa carota
1 cipolla
2 spicchi d'aglio
1 gamba di sedano
2 foglie di alloro
4 cucchiai di lievito di birra in scaglie
2 cucchiai di olio extra vergine d'oliva spremuto a freddo
sale qb
pepe qb
Per questa ricetta ho usato le lenticchie rosse perché non hanno bisogno di ammollo e cuociono in soli 15 minuti.
Sciacquate separatamente l'orzo e le lenticchie e mettete l'acqua sul fuoco per bollire l'orzo. Lavate e mondate le verdure, quindi tritatele e poi sminuzzatele finemente con la mezzaluna insieme alle foglie di alloro.
Mettete a bollire l'orzo a fuoco medio per una trentina di minuti, quindi scolatelo recuperando se volete l'acqua di cottura per riutilizzarla per bollire verdure in altra occasione.
Versate il trito in una pentola, aggiungete sale e pepe, i 2 cucchiai d'olio e poca acqua. Stufatelo per 5 minuti coperto a fuoco dolce, controllando che non attacchi e aggiungendo acqua se necessario. Non aggiungo dado vegetale perché alla fine è già saporito, ma se vi piace di più fate pure.
Unite le lenticchie e mescolatele alle verdure per 2-3 minuti perché prendano sapore. Aggiungete ancora sale qb e copritele con dell'acqua. Quindi lasciate cuocere a fuoco medio e pentola scoperta versando man mano acqua quando necessario. La cottura richiede circa 15 minuti e comunque controllate che le lenticchie siano morbide, ma l'insieme sia cremoso e non sia troppo liquido. Una volta pronto regolate di sale e pepe.
Si potrebbe aggiungere l'acqua tutta in una volta, ma questo tipo di lenticchia scuoce molto facilmente e preferisco cuocerla così, stile risotto, aggiungendo poco liquido per volta.
Scolate l'orzo, impiattatelo, adagiatevi sopra le lenticchie e condite con un cucchiaio di lievito di birra in scaglie.
domenica 8 febbraio 2009
Risotto alla zucca e fagioli borlotti

Bastano un po' di borlotti e la zucca va giù. Risotto lui-lei per eccellenza della mia cucina, questa combinazione mi permette la convivenza sulla stessa tavola coniugale col maritozzo onnivoro. Io infatti adoro la zucca per il suo gusto dolce, mentre lui la odia per lo stesso motivo. Il borlotto, però, smorza il gusto classico della zucca e dona al risotto un sapore robusto che gli fa apprezzare questo piatto, specialmente se accompagnato da un bel bicchiere di dolcetto o di barbera.
Ingredienti per 2 porzioni abbondanti
1 porro
200 gr di zucca già mondata
100 gr di fagioli borlotti surgelati (altrimenti un paio di manciate abbondanti)
180 gr di riso arborio o carnaroli bio
3 cucchiai d'olio d'oliva extra vergine
brodo vegetale caldo
sale qb
pepe nero qb
Cuocete al vapore i fagioli surgelati fino a che non saranno belli morbidi. Tenete l'acqua che rimane dopo la cottura per usarla in seguito insieme al brodo vegetale, che intanto scalderete bene. Pulite la zucca e tagliatela a dadini di medie e piccole dimensioni. In questo modo, a cottura ultimata, una parte della zucca rimarrà intera e visibile. Se volete invece un risotto più cremoso, tagliate tutta la zucca a piccoli pezzi, ma girate bene perché il risotto si attaccherà più facilmente.
Affettate finemente il porro, quindi soffriggetelo con i tre cucchiai d'olio e sale quanto basta. Quando è cotto, aggiungete la zucca e fatela insaporire per qualche minuto insieme al porro, poi aggiungete del brodo vegetale caldo. Cuocete la zucca una decina di minuti fino a che sarà bella morbida ma non ancora del tutto spappolata, quindi versate il riso e tostate per qualche minuto senza farlo attaccare.
Aggiungete quindi il brodo vegetale ben caldo e l'acqua di cottura dei fagioli fino a coprire il riso. Cuocete a fuoco vivace e aggiungete brodo e acqua quanto serve perché il riso sia sempre coperto, girando di tanto in tanto per non far attaccare il tutto. A metà cottura aggiungete i fagioli e terminate di cuocere il riso aggiungendo il brodo necessario. A cottura ultimata la zucca dovrebbe essere quasi del tutto sciolta.
Aggiustate di sale, disponete nei piatti e spolverate con pepe nero, meglio se appena macinato. Servite subito e gustate ben caldo.
Se volete potete arricchire questo risotto con del formaggio a scelta. Io di solito non lo aggiungo perché per me è già abbastanza nutriente e saporito così. Di solito lo propongo al maritozzo anticipandolo con un piatto di insalata mista e chiudendo il pasto con un kiwi o un'arancia perché la vitamina C aiuta a fissare il ferro contenuto nei legumi.
Consiglio ricicloso
Non buttate i semi della zucca, ma sciacquateli e fateli asciugare. Metteteli in una bottiglietta di plastica da mezzo litro e incollate il tappo. Scuotetela davanti al musetto del vostro pupo e guardatelo sorridere.
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