Vi siete mai chiesti come ha fatto il cumino ad arrivare nella cucina altoatesina? Io non ci dormo la notte :-) Lunghe carovane dall'assolata Siria e dal caldo Iran hanno portato questa spezia briosa fin nel cuore delle Alpi. O almeno è quello che immagino nelle mie notti insonni alla ricerca della soluzione del dilemma di come mai il sapore dei crauti si sposa così bene con quello di questi semini ricurvi provenienti da luoghi e climi così diversi.
Oggi mi cura l'umore il cumino, rimargina le ferite della coscienza, fa accettare ciò che non posso cambiare e vedere quello che non volevo ammettere prima. Se al suo profumo unisco il gesto dell'impastare il circolo vizioso di inutili pensieri fissi si spezza e lascia intravedere altre strade.
Così ho tirato fuori dalla dispensa l'involtino di trigonella macinata regalatomi in una Alm dell'Alto Adige da una gentilissima signora. Dopo averci saziati con formaggio locale e torte autoprodotte, mi ha voluto omaggiare non solo della ricetta del pane ancora caldo che ci ha servito, ma anche di un po' dell'erba aromatica che aveva usato e di cui, lì per lì, non riuscivamo a tradurre il nome.
Niente foto oggi del risultato panificatorio, finito un po' in freezer per i tempi bui e un po' dalla vicina da cui il tupi si è autoinvitato a cena. Spero vi basti il profumo!
Ingredienti
250 gr di farina 0
250 gr di farina integrale di farro
350 ml di acqua
1 cucchiano di malto d'orzo
12 gr di lievito di birra fresco (mezzo cubetto)
1 cucchiano abbondante di sale
Spezie ed erbe aromatiche:
Mezzo cucchiaino di cumino, coriandolo, semi di finocchio, semi di anice e trigonella (Brotklee in tedesco). Tutte le spezie vanno usate in polvere. Potete prepararle voi stessi con il macinino da caffè, dividerle in vari vasetti per le volte successive o riunirle in un unico contenitore.
Mischiate le farine e poi setacciatele insieme. Fate intiepidire l'acqua e scioglietevi il lievito di birra fresco e il cucchiaino di malto d'orzo. Se avete tempo lasciate riposare il composto per una decina di minuti: i lieviti diventeranno più arzilli; altrimenti versatelo subito sulla farina. Mescolate brevemente per far assorbire l'acqua con il lievito e aggiungete quindi il sale.
Impastate per una decina di minuti finche il composto non sarà liscio e omogeneo. Mettetelo quindi in una terrina, incidetelo a croce e ungetelo leggermente con dell'olio extravergine di oliva. Coprite la terrina con un piatto o con della pellicola e fate lievitare l'impasto in un luogo chiuso come il forno spento per un'ora, un'ora e mezza o finchè non è raddoppiato (il mio in questi giorni ha fatto prestissimo, una meraviglia queste temperature di fine estate!).
A lievitazione ultimata, sgonfiate l'impasto impastandolo brevemente. Rivestite quindi uno stampo da plum cake con della carta da forno (se inumidite sia la carta che lo stampo fate prima...), formate un filoncino e adagiatelo all'interno dello stampo. Se vi va, con un coltello affilato praticate un lungo taglio al centro in senso verticale, dall'inizio alla fine del filone.
Cuocere in forno già caldo a 220 gradi per 10 minuti, quindi a 200 gradi per altri venti minuti. Togliete quindi il pane dallo stampo e rimettetelo di nuovo in forno per altri 5 minuti a 220 gradi per cuocere meglio il pane ai lati. Per vedere se è cotto battete il fondo del pane con le nocche delle dita: deve risuonare a vuoto.
Fate raffreddare e... gustate, spalmate, surgelate, regalate...
Quando provo una ricetta nuova che prevede il lievito di birra fresco la realizzo così com'è, specialmente se mi è capitata la fortuna di aver già assaggiato il pane che voglio preparare. In futuro vorrei provarla anche con la pasta madre, usandone 200 gr.
2 settembre: ho provato con la pm e il risultato mi è piaciuto molto: la consistenza del pane è più corposa e il gusto più intenso. Piuttosto diverso dal risultato con l lievito di birra: credo che in futuro alternerò le due versioni.
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giovedì 22 agosto 2013
lunedì 4 febbraio 2013
Pasta madre istruzioni per l'uso
Non bevo, non fumo e non uso droghe, ma ognuno ha i suoi vizi. E visto che c'è appena stato il Pasta Madre Day vi svelo il mio: lo spaccio di pasta madre. E mi piace proprio pensare che in una big city come Milano, dove è difficile incrociare gli sguardi delle persone e la diffidenza per strada la fa da padrona, c'è una rete di persone che panificano con un pezzettino della mia madre (che poi è ancora quella che mi ha spedito Stella di sale tempo fa).
Molti mi chiedono come fare e così ogni pezzetto di pasta madre è accompagnato da un piccolo corredo di istruzioni che ho pensato di condividere anche online con voi. E' la mia esperienza di questi anni, a cominciare dai blog che trovate nei link per finire con la domanda che assedia ogni panificatore: come diamine farla sopravvivere in vacanza mentre il maritozzo me la gufa sperando che non sopravviva?
Il concetto base comunque è questo: DIVERTIRSI!
PASTA MADRE ISTRUZIONI PER L'USO
La
pasta madre
(o pasta
acida o
lievito madre)
è un
lievito naturale
che può
essere utilizzato
sia per
preparare il
pane sia
per preparare
prodotti da
forno dolci.
Dà al
pane un
sapore particolare
e permette
di conservarlo
anche per
più giorni.
Rispetto al
lievito di
birra classico,
in cubetti
o bustine,
richiede una
lievitazione più
lunga, di
almeno tre
ore, ma
per il
resto agisce
nel medesimo
modo. Per
mantenere la
pasta madre
viva e
attiva e
conservarla anche
per gli
usi futuri
occorre rinfrescarla.
Il
rinfresco della pasta madre
Per
rinfrescare la
pasta madre
bisogna pesarla
e poi
semplicemente impastarla
con farina
e acqua
con queste
proporzioni:
1
dose di
pasta madre
1
dose di
farina bianca
mezza
dose di
acqua tiepida
1
puntina di
cucchiaino da
caffè di
miele sciolto
nell'acqua una
volta ogni
due rinfreschi.
Ad
esempio:
250
gr di
pasta madre
250
gr di
farina
125 ml di
acqua tiepida
1
puntina di
cucchiaino da
caffè di
miele sciolto
nell'acqua una
volta ogni
due rinfreschi.
Non
aggiungere mai
sale alla madre perché
uccide i lieviti
Per rinfrescare la pasta madre la si spezzetta in una ciotola, si aggiunge l'acqua tiepida e la si scioglie aiutandosi con una forchetta o con una frusta da cucina. Quindi si aggiunge la farina, meglio se con un setaccio, e si impasta per qualche minuto. Non serve impastare a lungo come quando si prepara il pane.
Occorre
rinfrescare la
pasta madre
almeno una
volta ogni
5-7 giorni,
altrimenti comincia
a diventare
sempre più
acida e
non è
più buona
per fare
il pane.
Se ci
si abitua
a sentirne
ogni tanto
il profumo
durante la
settimana si
impara a
capire quando
la nostra
pasta madre
sta bene
e quando
invece deve
essere rinfrescata.
La
farina migliore
per rinfrescare
la pasta
madre è
la farina
O perché
è più
ricca di
sali minerali
e nutre
meglio i
lieviti. La
farina bianca
di tipo
OO va
comunque benissimo.
Anche altre farine che potete avere
in casa vanno bene, purché di buona qualità (integrale, farro,
orzo...). La scelta dipende da voi e da come volete mantenere la
vostra madre: io la tengo bianca, ma se fate sempre il pane integrale
o semi integrale (tipo 2) potete usare sempre le farine che poi
userete per la panificazione.
Dopo
aver rinfrescato
la pasta
madre occorre
metterne via
un pezzo
per la
volta successiva
Il pezzo
rimanente si
fa lievitare
in una
ciotola coperta
e messa
nel forno
spento finché
non raddoppia.
Così è
pronta per
fare subito
il pane.
La pasta
madre si
può rinfrescare
anche uno
o due
giorni prima
di fare
il pane.
Va allora
conservata tutta
in frigo,
ma bisogna
ricordarsi di
tirare fuori
la quantità
necessaria almeno
un'ora prima
di fare
il pane,
altrimenti i
lieviti sono
poco attivi
e la
lievitazione diventa
più lunga.
La
pasta madre
si deve
conservare in
frigorifero in
un barattolo
di vetro
a chiusura
ermetica, lasciandole
molto spazio
libero (almeno
uno spazio
pari al
suo volume)
perché l'impasto
lievita e
si muove
e, se
non ha
abbastanza spazio,
solleva il
coperchio ed
esce. Se
non si
ha in
programma di
fare il
pane occorre
comunque rinfrescare
la pasta
madre almeno
una volta
alla settimana.
Se ne
conserva un
pezzo e
l'altro si
butta o
si regala,
perché altrimenti
la settimana
dopo è
troppa.
Il
pane con la pasta madre
Con
la pasta
madre occorrono
200-250 gr
di pasta
madre per
far lievitare
500-600 gr
di farina.
Questa quantità
di pasta
madre equivale
a un
cubetto di
lievito di
birra fresco
o a
una bustina
di lievito
secco. Si
inizia a
fare il
pane come
per il
rinfresco, usando
l'acqua indicata
nella ricetta
scelta e
aggiungendo poi
la farina.
Bisogna aggiungere
il sale
solo dopo
aver amalgamato
bene la
farina e
l'acqua. Una
volta ottenuto
l'impasto desiderato,
occorre lasciarlo
lievitare 3-4
ore coperto
in un
luogo chiuso
(es. il
forno spento).
Una volta
pronto si
rimpasta velocemente e
si dà
al pane
la forma
desiderata. Si
lascia quindi
lievitare ancora
un'ora, un'ora
e mezza
nel forno
spento. Si
cuoce come
indicato dalle
ricette.
Per
fare il
pane con
la pasta
madre si
può usare
qualsiasi ricetta
rispettando le
dosi indicate
per l'acqua.
Se l'impasto
dovesse essere
troppo duro
da lavorare,
basta aggiungere
poca acqua
per volta
con un
cucchiaio fino
a quando
non si
ottiene la
consistenza desiderata.
In
ferie
Quando
si va
via per
più di
una settimana
si può:
affidare la
pasta madre
a qualcuno
e chiedere
di rinfrescarla; portarsela
in vacanza;
lasciarla a
casa dopo
averla impastata
così:
50
gr pasta
madre
250
gr farina
125 ml di
acqua
non
aggiungere il
miele
Questo
impasto mi
permette di non
rinfrescare la
pasta madre per
tre settimane.
Un'ottima
soluzione è
affidarne un
pezzo a
qualcuno e
lasciare comunque
a casa
per sicurezza
una pasta
madre impastata
come suggerito.
domenica 6 marzo 2011
I panini all'uvetta di Sabrine
(ovvero svagata e felice)
Cosa non fa un po' di sole. Non so a voi, ma a me riempie il cuore e la giornata. Mi spolvera e mi lucida, mi toglie quella patina di stanchezza che porta a rimandare al domani impegni, svaghi e pensieri. E così oggi mi concedo di tornare qui, come si torna al tavolino preferito del nostro bar all'aperto appena le sedie non sono più bagnate di pioggia. Torno qui, scusandomi del mio lungo silenzio letargico, in questo spazio di pensiero siderale e au meme temps così reale e umano.

Ritorno svagata e felice. Perchè? Perchè ieri ho trovato una gonna della mia taglia alla faccia di tutti gli stilisti che non hanno capito che, se scrivono 48 su un capo, dovrebbe salire almeno fino alla vita e non fermarsi invece a metà coscia. Perchè andando a comprare il lievito di birra dal fornaio ho avuto la faccia tosta di chiedere se mi vendeva anche del malto in polvere da panettiere. Lo cercavo da tempo e ho incrociato le dita. Ha storto il naso, io sono arrossita fino alla punta dei capelli, ma alla fine me ne sono andata con un bel sacchetto che mi durerà almeno finchè non trovo il coraggio di ritornarci. Perchè stamattina il tupi mi ha abbracciato forte forte e non si staccava più. E una volta di più ho pensato che si può essere tanto felici anche senza il bunga bunga.
E allora via, di lievito e farina, a festeggiare la felicità. Che forma ha assunto nel mio forno stavolta? Quella dei panini all'uvetta di Sabrine, naturalmente. Non vedevo l'ora di provarli! E' bello desiderare tanto qualcosa, lo rende ancora più appetitoso. Grazie Sabrine, stamattina ho apparecchiato pensando a te, fitto fitto.
Non vi riscrivo la ricetta, la trovate QUI non potrei far di meglio. Ma se volete proprio sapere cos'è successo nella mia cucina, prima e dopo, vi accontento.
L'impasto è un vero blob appiccicoso e irrequieto, di quelli che ti vien voglia di aprire il secchiello dell'umido e che non se ne parli più. Dopo una decina di minuti tuttavia si lascia domare e concede grosse soddisfazioni.
I panini hanno quindi fatto bella mostrà di sè sulla tavola della nostra colazione domenicale. Il tupi non si voleva alzare, ma come al solito sono bastate due magiche paroline ben assestate. Li mangio tutti io i panini, allora. Non se lo è fatto ripetere due volte e, scegliendo accuratamente le uvette prima di calar deciso di denti, ha sentenziato Buoni questi panini, li ha fatti Sabrina?

Ritorno svagata e felice. Perchè? Perchè ieri ho trovato una gonna della mia taglia alla faccia di tutti gli stilisti che non hanno capito che, se scrivono 48 su un capo, dovrebbe salire almeno fino alla vita e non fermarsi invece a metà coscia. Perchè andando a comprare il lievito di birra dal fornaio ho avuto la faccia tosta di chiedere se mi vendeva anche del malto in polvere da panettiere. Lo cercavo da tempo e ho incrociato le dita. Ha storto il naso, io sono arrossita fino alla punta dei capelli, ma alla fine me ne sono andata con un bel sacchetto che mi durerà almeno finchè non trovo il coraggio di ritornarci. Perchè stamattina il tupi mi ha abbracciato forte forte e non si staccava più. E una volta di più ho pensato che si può essere tanto felici anche senza il bunga bunga.
E allora via, di lievito e farina, a festeggiare la felicità. Che forma ha assunto nel mio forno stavolta? Quella dei panini all'uvetta di Sabrine, naturalmente. Non vedevo l'ora di provarli! E' bello desiderare tanto qualcosa, lo rende ancora più appetitoso. Grazie Sabrine, stamattina ho apparecchiato pensando a te, fitto fitto.
Non vi riscrivo la ricetta, la trovate QUI non potrei far di meglio. Ma se volete proprio sapere cos'è successo nella mia cucina, prima e dopo, vi accontento.
L'impasto è un vero blob appiccicoso e irrequieto, di quelli che ti vien voglia di aprire il secchiello dell'umido e che non se ne parli più. Dopo una decina di minuti tuttavia si lascia domare e concede grosse soddisfazioni.
I panini hanno quindi fatto bella mostrà di sè sulla tavola della nostra colazione domenicale. Il tupi non si voleva alzare, ma come al solito sono bastate due magiche paroline ben assestate. Li mangio tutti io i panini, allora. Non se lo è fatto ripetere due volte e, scegliendo accuratamente le uvette prima di calar deciso di denti, ha sentenziato Buoni questi panini, li ha fatti Sabrina?
martedì 18 maggio 2010
Primavera vai cercando
(ovvero il pane preventivo)
Che ne dite, c'è da fidarsi? Stavolta è arrivata davvero la primavera o sta solo facendo la piaciona in attesa del prossimo temporale? Forse che sì forse che no, ho comprato le fioriere per il nostro balcone. Indi, tupi al seguito, ieri sono andata al vivaio a procurarmi verbene e surfinie.

La parola vivaio è piaciuta al patatone, ma ancor di più si è prodigato sul termine ini, diminutivo dal significato universale interpretabile in tali circostanze come sinonimo tupilottese di fiorellini. Con il suddetto esserino plus la bimba cinquenne dei vicini come valida manodopera specializzata in travasi, abbiamo piantato le due colorate vaschette che oggi mi hanno salutato al rientro dal lavoro. E mi si è aperto il cuore... almeno finchè non mi sono accorta che il maritozzo non aveva rimesso a posto la card della macchina fotografica. E così non posso mostrarvi il pargolo in tutto il suo sano sporco splendore mentre con la manina paffuta lancia il terriccio nei vasi.
Per farmi perdonare vi lascio il mio ultimo pane e qualche nuovo termine da aggiungere al frasario tupilottese-italiano:
- zio-Lina: il papà è andato in America dallo zio Antonio perchè si è sposata sua figlia Lina;
-nonna-chilli-cocò: la nonna mi ha portato dai conigli e ho visto anche le galline
- ti, ti, ti: risposta equivalente a sì per la domanda Vuoi un pezzo di pane?
- telle-nonna-gù: le tagliatelle della nonna con il ragù (di tempeh)
-tondo: facciamo il girotondo
-lollo: bavagliolo (nell'accezione di mettimi il bavagliolo che non ci vedo più dalla fame)
-pappo-tappo: il coperchio della pentola
-nina: la pentolina preferita (col senso di sbrigati a lavarla che mi serve per giocare)
-nino none nonno: il nonno ha messo il passeggino sul balcone
-nono mamma nonno papà: la mamma telefona al papà col telefono del nonno perchè come al solito si è dimenticata il cellulare
Pane preventivo
Chiamasi preventivo quel pane impastato, e soprattutto sbattuto sul piano da lavoro a tutta forza, prima di andare al lavoro in giornata potenzialmente passibile di enorme nirbuso. Scarica la tensione e permette di non impastare allo stesso modo nessun altro essere appartenente al genere umano.

farina integrale di grano tenero 250 gr
farina di kamut 250 gr
pasta madre 250 gr
acqua tiepida 300 ml
malto d'orzo 1 cucchiaino
sale 2 cucchiaini rasi
Intiepidite l'acqua e scioglietevi il cucchiano di malto d'orzo. Quindi, in una terrina, sciogliete la pasta madre nell'acqua. Miscelate le farine e unitele alla madre sciolta nell'acqua aiutandovi con un setaccio.
Cominciate a impastare con il cucchiaio. Quando l'impasto comincia a essere solido unite il sale e rovesciate sul piano da lavoro, impastando per una decina di minuti. L'impasto deve restare morbido e facilmente lavorabile, quindi se occorre aggiungete un cucchiaio d'acqua alla volta fino ad arrivare alla consistenza desiderata.
Formate un pagnotta, infarinatela e riponetela in uno strofinaccio da cucina pulito, chiudendola bene all'interno. Lasciate riposare in forno spento per sei ore. Al termine della lievitazione, riscaldate il forno a 220 gradi e disponete la pagnotta su una leccarda coperta di carta da forno. Con la forbice fate dei tagli sulla superficie. Quando il forno è pronto, cuocete a 220 gradi per 40 minuti o finché il fondo del pane non risuona a vuoto se battuto con le nocche delle dita.
Questo pane, come tutte le ricette nate dalla mia testolina bislacca, è altamente perfettibile, quindi se lo provate o se avete osservazioni da fare parlate ora e anche nei giorni a venire. Ringrazio Sabrine d'Aubergine e Lo per gli spunti che mi hanno dato con i loro ultimi post.
La parola vivaio è piaciuta al patatone, ma ancor di più si è prodigato sul termine ini, diminutivo dal significato universale interpretabile in tali circostanze come sinonimo tupilottese di fiorellini. Con il suddetto esserino plus la bimba cinquenne dei vicini come valida manodopera specializzata in travasi, abbiamo piantato le due colorate vaschette che oggi mi hanno salutato al rientro dal lavoro. E mi si è aperto il cuore... almeno finchè non mi sono accorta che il maritozzo non aveva rimesso a posto la card della macchina fotografica. E così non posso mostrarvi il pargolo in tutto il suo sano sporco splendore mentre con la manina paffuta lancia il terriccio nei vasi.
Per farmi perdonare vi lascio il mio ultimo pane e qualche nuovo termine da aggiungere al frasario tupilottese-italiano:
- zio-Lina: il papà è andato in America dallo zio Antonio perchè si è sposata sua figlia Lina;
-nonna-chilli-cocò: la nonna mi ha portato dai conigli e ho visto anche le galline
- ti, ti, ti: risposta equivalente a sì per la domanda Vuoi un pezzo di pane?
- telle-nonna-gù: le tagliatelle della nonna con il ragù (di tempeh)
-tondo: facciamo il girotondo
-lollo: bavagliolo (nell'accezione di mettimi il bavagliolo che non ci vedo più dalla fame)
-pappo-tappo: il coperchio della pentola
-nina: la pentolina preferita (col senso di sbrigati a lavarla che mi serve per giocare)
-nino none nonno: il nonno ha messo il passeggino sul balcone
-nono mamma nonno papà: la mamma telefona al papà col telefono del nonno perchè come al solito si è dimenticata il cellulare
Pane preventivo
Chiamasi preventivo quel pane impastato, e soprattutto sbattuto sul piano da lavoro a tutta forza, prima di andare al lavoro in giornata potenzialmente passibile di enorme nirbuso. Scarica la tensione e permette di non impastare allo stesso modo nessun altro essere appartenente al genere umano.

farina integrale di grano tenero 250 gr
farina di kamut 250 gr
pasta madre 250 gr
acqua tiepida 300 ml
malto d'orzo 1 cucchiaino
sale 2 cucchiaini rasi
Intiepidite l'acqua e scioglietevi il cucchiano di malto d'orzo. Quindi, in una terrina, sciogliete la pasta madre nell'acqua. Miscelate le farine e unitele alla madre sciolta nell'acqua aiutandovi con un setaccio.
Cominciate a impastare con il cucchiaio. Quando l'impasto comincia a essere solido unite il sale e rovesciate sul piano da lavoro, impastando per una decina di minuti. L'impasto deve restare morbido e facilmente lavorabile, quindi se occorre aggiungete un cucchiaio d'acqua alla volta fino ad arrivare alla consistenza desiderata.
Formate un pagnotta, infarinatela e riponetela in uno strofinaccio da cucina pulito, chiudendola bene all'interno. Lasciate riposare in forno spento per sei ore. Al termine della lievitazione, riscaldate il forno a 220 gradi e disponete la pagnotta su una leccarda coperta di carta da forno. Con la forbice fate dei tagli sulla superficie. Quando il forno è pronto, cuocete a 220 gradi per 40 minuti o finché il fondo del pane non risuona a vuoto se battuto con le nocche delle dita.
Questo pane, come tutte le ricette nate dalla mia testolina bislacca, è altamente perfettibile, quindi se lo provate o se avete osservazioni da fare parlate ora e anche nei giorni a venire. Ringrazio Sabrine d'Aubergine e Lo per gli spunti che mi hanno dato con i loro ultimi post.
venerdì 29 gennaio 2010
La prova del frigo
(ovvero pane casereccio a lievitazione naturale)

Ormai è certo. Prima sì e adesso no. La prova del frigo non mente. Il tupi in piedi non passa più sotto la porta mentre sbircia col nasino all'insù. E' stata perciò superata la soglia degli 80 cm. Secondo le paterne misurazioni, l'homino erectus si attesta addirittura intorno a quota 82 cm.
E ciò, insieme al suo primo taglio di capelli da grande, ad opera di pettinatrice professionista dopo le mie tanto impervie quanto casuali sforbiciate, gli dà un'aria molto compunta. Immaginatelo poi, con il facciottino da birba, che dice le sue prime parole (mamma, papà e il solito repertorio, ma soprattutto pappa), mentre gattona all'indietro o si prodiga nella direzione di un'orchestra immaginaria non appena sente della musica, breve sigla del tg compresa.
Un mese senza blog è stato lungo, ma la cucina di casa, sebbene un po' sottotono, non era chiusa, soprattutto per quanto riguarda i primi tentativi di panificazione con la pasta madre, arrivata per posta. Vi propongo la prima ricetta sperimentata, un pane semplice che mi è servito per prendere confidenza con questo tipo di lievitazione.
Pane casereccio a lievitazione naturale
Ingredienti
400 gr di farina bianca 00
300 gr di farina manitoba
200 gr di pasta madre già rinfrescata
2 cucchiaini di sale
1 cucchiaino di malto d'orzo
300 cl di acqua tiepida
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
In una ciotola capiente preparate la madre già rinfrescata, divisa in pezzettini. E ' meglio se è a temperatura ambiente e non appena tolta dal frigo. Fate intiepidire l'acqua e scioglietevi il malto d'orzo. Versatene quindi circa metà nella ciotola e fate sciogliere bene la madre.
Unite quindi le farine miscelate insieme, meglio se settacciandole. Cominciate a impastare con un cucchiaio di legno, aggiungendo i due cucchiai d'olio e l'acqua restante quando necessario. Quando l'impasto smette di essere appiccicoso versarlo su un piano di lavoro infarinato, unire il sale e impastare a mano per una decina di minuti, sbattendo di tanto in tando l'impasto sulla spianatoia.
Formate una palla con la pasta di pane e mettetela in una ciotola pulita. Praticate un'incisione a croce sulla sua superficie, coprite con un piatto e riponete la ciotola in un luogo riparato da correnti d'aria per la lievitazione (ad esempio il forno spento). Lasciate lievitare per 3 ore, quindi rompete la lievitazione e date all'impasto una forma rotonda. Appoggiatelo su della carta da forno, fate un'incisione a croce e ungete leggermente la pagnotta con dell'olio d'oliva. Coprite il pane con uno strofinaccio umido pulito e lasciatelo lievitare per altre 3-4 ore, fino al raddoppio.
Cuocete in forno già caldo a 200 gradi (ventilato) per 30-40 minuti o finché il pane, facendo toc toc sul fondo, non suona vuoto.
Il tupi ha apprezzato assai assai, anche se questa ricetta è assolutamente sperimentale e sono ancora maldestra. Accetto e aspetto consigli! Ad maiora...
martedì 22 dicembre 2009
Sorpren-dente
(ovvero pane conzato all'origano)
Ma guarda te se deve avere ancora in bocca un pezzetto di grissino. Lo penso fra me, ma subito dopo ad alta voce esclamo: "Ma no, ma quello è un dente!". La pediatra mi guarda perplessa, anche perchè la perlustrazione delle tupilottesche fauci l'ha eseguita non più di tre settimane fa e ora starebbe controllando solo le tonsille.
Spostando leggermente l'abbassalingua nella boccuccia del tupilotto, ringhiante e recalcitrante sebben placcato sul lettino a quattro mani dai genitori, mi conferma che di nuovo dente si tratta. E che dente: un premolare che svetta già fuor di gengiva con le sue due belle punte. E io, mamma degenere e salama, mica me ne sono accorta! Ecco la causa di vari malesseri degli ultimi giorni, altro che otite o tonsillite.
A mia parziale discolpa posso fornire pur tuttavia due scusanti, anzi facciamo tre:
1) è impresa ardua e perigliosa far aprire la boccuccia a cuoricino del tupi se non hai intenzione di inserirvi qualcosa di prelibato;
2) premolari e molari escono di norma solo quando sono già spuntati tutti gli incisivi;
3) stavo tenendo d'occhio proprio un incisivo che ha appena tagliato la gengiva.
Se a questo aggiungete che, nonostante tutti i bavaglioli preparati amorevolmente al punto croce nelle notti insonni della mia gravidanza, il porcin porcello non sbava e sbauscia quasi per nulla, capite la mia difficoltà.
E ora passiamo agli auguri di Natale, senza effetti speciali, ma per condividere un pane semplice ma molto gustoso, rubato al volo a una collega che lo ha portato al lavoro per festeggiare.
Pane conzato all'origano


Ingredienti
1 kg di semola di grano duro
25 gr di lievito di birra fresco (un cubetto)
3 cucchiaini di sale fino integrale
acqua tiepida per impastare (500-600 ml)
origano e olio extravergine d'oliva per condire
Scaldate l'acqua finchè non sarà tiepida. In una scodella sbriciolate il lievito di birra e versatevi sopra un mezzo bicchiere d'acqua tiepida, girandolo con una forchetta per farlo sciogliere bene.
Poneta la semola in una capiente terrina, scavate un buco al centro e poi versatevi il lievito lentamente, mischiando con un cucchiaio per incorporare la farina. Unite la restante acqua piano piano, mescolando sempre con il cucchiaio per farla assorbire. Aggiungetene fino ad avere un impasto morbido, che si possa lavorare con le mani senza che si appiccichi troppo. Mentre versate l'acqua unite anche il sale, ma dopo aver mischiato bene il lievito, affinchè il sale non interferisca nella lievitazione.
Rovesciate quindi l'impasto sul piano da lavoro infarinato e impastate per una decina di minuti, fino a quando l'impasto sarà bello liscio. Formate un pane rotondo, ponetelo su della carta da forno, appoggiata su un tagliere di legno, fate sulla superficie del pane un'incisione a croce per favorire la levitazione, coprite con uno strofinaccio pulito e mettetelo a lievitare nel forno chiuso o in altro luogo riparato. Deve raddoppiare di volume, occorrerà circa un'ora e mezza (foto 1).
Al termine della lievitazione scaldate il forno a 200-220 gradi (dipende dal vostro forno, io l'ho cotto a 200 gradi in modalità ventilato) e, quando è ben caldo, fate cuocere il pane per 35-40 minuti, finchè non prenderà un colore dorato.
Appena sfornato (foto 2), tagliatelo a metà e poi a fette, irrorate abbondantemente di olio d'oliva extravergine, meglio se siciliano, e spolverate a piacere con origano (foto 3).
Buono sempre, caldo, tiepido o freddo che sia. L'unico problema è farne arrivare qualche briciola al pasto successivo!
venerdì 7 agosto 2009
Muffin ai peperoni

Alcuni vanno, altri vengono. C'è chi parte e chi torna. Ma quest'anno, in questa carola delle vacanze, riesco a incrociare qualche destino alla mia tavola e ad avere un po' di compagnia in questi mesi di rapporti interlocutori, sospesi nell'afa dell'estate milanese. Per accogliere gli ospiti vado di piatti freddi, già pronti in tavola per permettermi di sfamare all'ora X sia le bocche degli invitati sia la boccuccia di rosa della mia piccola ma vorace idrovora.
Qualcuno per andare in Botswana è passato di qui dopo tanto tempo, portandomi una ventata di buon umore e la prima uscita serale per sole donne da quando il tupilotto è diventato il secondo uomo della mia vita. Una serata tutta zabaione e gelato al cioccolato fondente di Cesare. Cioccolata calda in inverno, coni d'estate, questo piccolo bar dall'arredo anni '60 è una cremeria di Pavia (corso Garibaldi, sulla via per San Michele, gli hanno dedicato addirittura un gruppo su Facebook) che vi consiglio in ogni stagione per le sue leccornie e per i baffi del proprietario.
Ingredienti per 6 muffin
Ingredienti liquidi:
25 gr di burro fuso
50 ml di latte fresco intero
50 ml di acqua a temperatura ambiente
1 uovo intero
Ingredienti secchi:
125 gr di farina O
60 gr di formaggio saporito tipo Auricchio tagliato a piccoli cubetti
un bel mazzetto di erba cipollina fresca (una trentina di bei fili lunghi)
(oppure 3 cucchiai di secca)
1 peperone giallo o rosso
2 cucchiaini di lievito istantaneo per torte salate
mezzo c di sale
pepe qb
Lavate e mondate dalle pellicole bianche interne il peperone, poi sbollentatelo in acqua per 5 minuti. Quando sarà pronto tagliatelo a piccoli pezzi e mettetelo da parte. Potete tagliare 6 piccole decorazioni con un tagliabiscotti da mettere in cima prima di infornare. Dal mazzetto di erba cipollina togliete una decina di fili se volete legarli intorno al muffin come nella foto; quindi tritate il resto finemente e tenetelo da parte.
In una terrina sbattete l'uovo e aggiungere poi tutti gli altri ingredienti liquidi (acqua, latte, burro fuso). In un'altra terrina mettete invece tutti gli ingredienti secchi e mescolate. Versateci sopra quelli liquidi e amalgamateli molto velocemente insieme.
Mettete il composto nella teglia un cucchiaio per volta. Infornate in forno già caldo a 180 gradi per 20 minuti (160 con forno ventilato). Lasciate raffreddare completamente i muffin nella loro teglia.
lunedì 6 luglio 2009
Pizza, amore e fantasia

Siamo tornati! Rieccoci qui dopo la sfacchinata della vacanza al mare insieme alle care M. e I. che hanno reso tutto molto più facile e bello.
Il tupilotto, dopo un primo tentavitvo troppo garibaldino della mamma di approcciarlo al mare, ha fatto conoscenza piano piano con la sabbia e con le onde, prima guardingo dal bagnasciuga e poi come un pesciolino in guazzetto. Si è molto divertito e pure abbronzato.
Mentre la family smaniava al sole in villeggiatura, il maritozzo tramava nell'ombra della cucina. All'improvviso, durante un week end da pendolare dell'amore, ha annunciato una sorpresa per il rientro.
Balocchi? Profumi? Macchè, molto meglio. La pizza! Ha imparato a fare la pizza! Non gli avreste dato due lire, eh? Neanch'io, a dire il vero... E invece era molto, ma molto buona. Oserei perfino un buonerrima.
Da bravo dott. ing. ha fatto due prove per vedere quale fosse la migliore, arrivando scientificamente alla ricetta che vi ripropongo, sottolineandovene i pregi psico-culinari:
* l'ha fatta lui con tanto amore e quindi è buonissima
* l'ho trovata pronta in tavola e quindi è eccellente
* si fa con forno a microonde e crisp, vale a dire la cucina rimane abbastanza fresca
Ingredienti per 3 persone (o 2 con molta fame)
750 gr di farina
375 gr di acqua
18 gr di sale marino
1 bustina di lievito secco pane degli angeli
Per la preparazione e lievitazione della pasta guardate qui: http://www.pizza.it/ricette/Contenuti_ricette.htm
Con le dosi della ricetta si ottengono due panetti per la preparazione di due pizze. Ogni panetto va messo nella teglia "crisp" del microonde. Tempo di cottura 20 minuti circa con modalità microonde+grill.
Condimento della maritozzo's pizza: 4 mozzarelline di bufala, pomodoro fresco cuore di bue ben maturo a tocchetti (eliminati i semi e l'acqua), olive nere intere, origano, sale e pepe qb, evo (bagnare bene il bordo).
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